Con l’arrivo di Trials of Mana sul mercato, pare proprio che aprile possa essere considerato il mese dei remake targati Square Enix. Dopo Final Fantasy VII, infatti, è il turno anche del titolo conosciuto in Giappone come Seiken Densetsu 3, celebre per essere stato uno dei giochi di ruolo più amati degli anni ’90.

Se non vi ricordate dell’esistenza di quest’opera con nessuno dei suoi due nomi, non vi preoccupate: Trials of Mana non è mai uscito dal Giappone sino all’anno scorso, quando Square ha deciso di portare in tutto il mondo la Collection of Mana, disponibile in esclusiva su Nintendo Switch.

Prima di iniziare a leggere questa recensione, vi basti sapere che il titolo originale che andremo ad analizzare è uscito su SNES nel 1995 e che all’epoca riuscì a colpire il pubblico nipponico grazie a un intreccio avvincente e a meccaniche ben collaudate. Un successo accuratamente calcolato da Tetsuhisa Tsuruzono, producer di questo terzo capitolo che studiò accuratamente il proprio pubblico e diede loro esattamente quanto desiderato.

Trials of Mana è quindi un’opera che, nonostante sia poco conosciuta in Italia, deve essere approcciata con il dovuto rispetto, in memoria di quello che è stato uno dei migliori capitoli del franchise. Confonde, quindi, la scelta di Square di voler pubblicare questo remake a cavallo tra l’uscita della nuova interpretazione di Final Fantasy VII e Persona 5 Royal, due titoli che, inevitabilmente, vanno a contendersi lo stesso pubblico di Seiken Densetsu 3.

In ogni caso, l’arrivo in territorio nostrano di questo nuovo Trials of Mana è sicuramente un evento da festeggiare, nonostante si tratti di un titolo non del tutto esente da difetti. Ma cominciamo dall’inizio.

 

Trials of Mana banner

 

La trama di Trials of Mana vede come protagonista un gruppo di eroi (Duran, Angela, Hawkeye, Kevin, Riesz e Charlotte) che, per motivi differenti, si trova a dover vivere un magico viaggio in direzione dell’Albero del Mana. Numerose forze oscure si stanno risvegliando nel mondo e sembra che alcune di esse siano intenzionate a liberare i Benevodon, entità mostruose che furono sigillate in passato per evitare che il mondo venisse distrutto. Per impedire che il caos torni a espandersi sul pianeta, i nostri eroi dovranno estrarre la magica Spada del Mana dalle radici dell’Albero, in modo da poter sconfiggere qualsiasi minaccia si possa presentare.

La storia di questo terzo capitolo di Seiken Densetsu non vuole puntare a tematiche particolarmente mature o a più livelli di lettura, ma preferisce raccontare una fiaba dai toni fantasy e guidata dalle buone emozioni.

A valorizzare il comparto narrativo ci pensa la possibilità di scegliere solamente tre eroi, tra i sei disponibili. Dopo aver deciso quale sarà il nostro protagonista e i due personaggi di supporto, seguiremo le loro gesta attraverso il viaggio citato nello scorso paragrafo. Gli altri tre eroi, invece, finiranno per svolgere ruoli secondari, dando l’impressione di star vivendo le loro personali avventure nello stesso mondo dove si muove il nostro trio.

Questa scelta da parte degli sviluppatori si ripercuote sia nei vari background dei personaggi, che trovano similitudini a coppie di due, che nel finale del gioco, focalizzato sul protagonista che avremo scelto. Il risultato, salvo se sceglieremo una particolare combinazione di tre eroi, è che ci troveremo a completare la prima run con degli inevitabili “buchi di trama”, che andranno colmati affrontando nuovamente il gioco attraverso gli occhi degli altri personaggi.

Inutile dire che, in questo modo, la rigiocabilità risulta essere davvero alta, motivando il giocatore a non disinstallare il gioco dopo aver completato la campagna principale. Campagna che può essere completata in circa 30 ore di gioco, ma che possono leggermente aumentare nel caso si decida di esplorare a fondo tutte le zone visitate nel corso dell’avventura. Sia chiaro: questa meccanica era presente anche nella versione del 1995, che all’epoca era risultata ancora più interessante e innovativa rispetto ai giorni nostri.

Ci spiace segnalare, però, come lo sviluppo della storia non venga del tutto valorizzato a causa di una regia monotona e di un montaggio privo di mordente. I dialoghi, come le scene d’azione, non risultano sempre interessanti da seguire, spingendo il giocatore a voler quantomeno mandare avanti rapidamente i momenti più lenti. Peccato che, con la semplice pressione di un tasto, si saltino per intero alcune sequenze, che sono state integrate alle lente chiacchierate tra i personaggi. L’unico modo per non perdere il filo logico della storia, quindi, è quello di seguire ogni singolo scambio di battute con il ritmo stabilito dal gioco.

Il tono fiabesco della trama, inoltre, mette in scena dei personaggi che al giorno d’oggi potrebbero essere considerati poco sviluppati e ingenui, soprattutto se paragonati a quelli di altri titoli di questa tipologia ludica. Nulla di disastroso, sia chiaro, ma non aspettatevi la profondità di Persona 5 Royal o dei protagonisti di Xenoblade Chronicles.

 

Trials of Mana

 

Da un punto di vista ludico, Trials of Mana si presenta ovviamente diverso dalla sua iterazione degli anni Novanta. Il gameplay è stato ora sviluppato in tre dimensioni, portando il titolo a diventare una sorta di action/RPG in grado di mescolare combattimenti adrenalinici con sezioni di esplorazione delle varie aree.

Gli scontri si attiveranno non appena ingaggeremo una delle creature sparse per il mondo di gioco. All’interno di una zona delimitata per la battaglia potremo quindi utilizzare uno dei tre personaggi in nostro possesso, in modo da sfruttare al meglio le loro differenti caratteristiche. Al di là del classico “attacco veloce” e “attacco potente”, nel corso dell’avventura potremo sbloccare nuove magie e abilità che renderanno i combattimenti abbastanza vari e divertenti da affrontare.

L’elemento più interessante del combat system è la gestione dei Class Strike (CS), una serie di mosse particolarmente potenti che vanno caricate raccogliendo determinati cristalli rilasciati durante gli scontri. La combinazione di attacchi, schivate, recupero di cristalli e CS crea una sorta di danza che, anche nelle situazioni più concitate, non perde mai di armonia. Affrontare i propri avversari e salire di livello risulta divertente e appagante, spingendo il giocatore a utilizzare tutte le abilità del team per sconfiggere i nemici.

“La rigiocabilità di Trials of Mana risulta essere uno dei punti di forza della produzione”Salendo di livello, inoltre, sarà possibile specializzare i vari personaggi in determinate sottoclassi, che daranno accesso a nuove mosse, costumi e abilità. Ecco che, ancora una volta, la rigiocabilità di Trials of Mana risulta essere uno dei punti di forza della produzione, portando i giocatori non solo a variare gli eroi con i quali affrontare l’avventura, ma anche a scegliere gli stessi protagonisti per svilupparli in modi differenti.

Segnaliamo, infine, come la difficoltà del gioco sia nettamente tarata verso il basso, risultando molto semplice se intrapreso il viaggio a difficoltà Normal. Per provare il brivido delle battaglie, infatti, vi consigliamo di affrontare l’avventura a Hard, in modo da rendere più adrenalinici gli scontri con alcuni boss.

 

Trials of Mana

 

Per quanto riguarda il comparto estetico, Trials of Mana presenta dei buoni modelli 3D che a una prima occhiata riescono a convincere e a compiacere il giocatore. Il budget non certo elevato, purtroppo, si riflette soprattutto nelle animazioni, che soprattutto nelle cutscene risultano spesso legnose e incapaci di trasmettere le emozioni dei personaggi. Una sensazione che, purtroppo, è accentuata anche dal doppiaggio inglese, davvero sottotono e privo di mordente.

Magnifico, invece, il rimaneggiamento della colonna sonora originale di Hiroki Kikuta, che risulta comunque selezionabile anche nella sua versione datata 1995 dal menù delle impostazioni. Le varie tracce della soundtrack rimandano a un sound tipico delle produzioni nipponiche degli anni ’90, ma potenziati dalle sonorità moderne che le rendono in perfetto equilibrio tra l’innovativo e il nostalgico.

Arriviamo a quello che, per molti di voi, potrebbe essere un tasto dolente: il mancato adattamento in italiano. A differenza dei trailer, Trials of Mana non presenta i sottotitoli nella nostra lingua, cosa che potrebbe rendere l’avventura Square fastidiosa per i non anglofoni. Evidenziamo, però, come gran parte dei dialoghi sia facilmente comprensibile anche dai meno esperti, rendendo il remake di Seiken Densetsu 3 non del tutto inaccessibile.

 

Trials of Mana

 

 

Trials of Mana è un buon remake di uno splendido titolo degli anni Novanta. Alcuni elementi narrativi sono stati inevitabilmente intaccati dal trascorrere degli anni, ma la struttura della storia riesce ancora a dimostrarsi innovativa e interessante. La possibilità d’intraprendere l’avventura con soli tre personaggi e lo sviluppo delle varie sottoclassi, infatti, rendono il titolo Square Enix estremamente rigiocabile. Una rigiocabilità che, se associata a un combat system divertente e a uno sviluppo dei personaggi semplice e intuitivo, non può che dare vita a un titolo longevo e ben strutturato. Trials of Mana, nonostante i suoi limiti tecnici e il budget di produzione non certo paragonabile a quello di Final Fantasy VII Remake, riesce a essere comunque un’opera valida e che ci sentiamo di consigliare a tutti gli amanti degli action/RPG. A patto, ovviamente, di non essere infastiditi dalla mancanza della localizzazione in italiano.

 

VOTO8
Tipologia di gioco

Trials of Mana è un action/RPG caratterizzato da battaglie dinamiche e dall’esplorazione di numerose aree di gioco, sempre differenti tra loro.

Come è stato giocato

Abbiamo giocato a Trials of Mana grazie a un codice per PlayStation 4 fornitoci da Koch Media. Nel dettaglio, il titolo è stato fruito su PlayStation 4 Pro.